A conclusione della astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per i giorni del 5, 6 e 7 maggio 2025 indetta dalla Giunte dell’Unione delle Camere Penali Italiane ed alla quale ha aderito la Camera Penale di Reggio Calabria, il 7 maggio alle ore 10.00 presso Piazza Castello di Reggio Calabria si terrà l’Assemblea Straordinaria per discutere insieme all’Accademia ed alle Istituzioni delle profonde criticità della decretazione d’urgenza adottata sia sotto il versante formale che sotto il versante dei contenuti del cd DL Sicurezza.
La discussione verterà sui principali temi oggetto del c.d. decreto sicurezza e sulla irragionevolezza delle scelte legislative adottate, quali:
- l’introduzione di nuove fattispecie di reato aventi ad oggetto la rivolta negli istituti carcerari e nei centri di trattenimento per migranti;
- le modifiche alle norme in tema di accattonaggio e truffe, specie in aree pubbliche o su mezzi di trasporto;
- le modifiche in tema di detenzione di madri con figli piccoli;
- l’introduzione di nuovi reati afferenti alle manifestazioni su strada ed i blocchi ferroviari, ma anche all’occupazione di immobili;
- l’inasprimento delle pene e la modifica delle norme in tema di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale;
- l’introduzione di nuove fattispecie di reato in materia di terrorismo;
- le modifiche sulla disciplina della documentazione antimafia e sulla tutela delle vittime di usura.
Dal punto di vista formale non possiamo e non vogliamo tacere sulla scelta della decretazione d’urgenza a fronte di una attiva discussione in Parlamento del Disegno di Legge, che stava volgendo a conclusione, repentinamente trasformato in Decreto – l’ennesimo – senza che ne sussistessero requisiti di urgenza e necessità previsti per la legiferazione governativa. Una scelta che ha inevitabilmente finito per svilire la stessa centralità costituzionale del Parlamento.
Non meno costituzionalmente censurabili appaiono le scelte di repressione del disagio sociale e di criminalizzazione di condotte non violente spacciate per securitarie a partire dal titolo “sicurezza” che da il nome al Decreto.
Il mero inasprimento della risposta sanzionatoria, la creazione di nuove fattispecie di reato marcatamente inoffensive o di caratterizzate da semplice disobbedienza, l’incremento dei poteri della Polizia Giudiziaria, la cancellazione del differimento obbligatorio della pena per le donne incinte o madri di prole in tenera età nonostante la presenza di soli 4 ICAM in tutta Italia, il divieto di rilascio di un contatto telefonico per lo straniero sprovvisto di titolo si soggiorno, l’irrazionale estensione ai “centri di trattenimento” della repressione della resistenza passiva e della mera disobbedienza previste dal nuovo art. 415bis cp, rappresentano il frutto di scelte non solo irrazionali ed incostituzionali ma certamente inefficaci rispetto ad una legittima aspirazione ad una maggiore sicurezza sociale.
Ad un serio intervento programmatico di prevenzione dei reati si è preferito un Decreto legge repressivo populista e liberticida, alla rieducazione ed al reinserimento sociale del condannato – unici, comprovati percorsi di riduzione del rischio di recidiva – si è preferito l’inasprimento delle sanzioni e l’eliminazione di misure alternative che non solo non avranno effetto alcuno sul rischio recidiva ma renderanno ancora più drammatico il problema del sovraffollamento carcerario, già di per sé intollerabile con oltre 62.000 detenuti.
L’Avvocatura ha più volte posto l’accento sulle criticità della decretazione d’urgenza, sul mancato rispetto dei principi costituzionali in materia di norme penali e sui rischi che tutto questo comporta anche in termini di ulteriore sovraffollamento delle strutture carcerarie. Pertanto, si invita l’Accademia e la Società civile a partecipare al dibattito sui temi al centro della discussione.